Click
sull'immagine poi:
A=zoom in Z=zoom
out ESC=default
Anse di sospensione
Queste anse di sospensione, o residui di lacci, furono utilizzate per eseguire alcune impiccagioni nella cittą di Alessandria. Ad esecuzione avvenuta i lacci erano ritirati dalla Confraternita di S. Giovanni Decollato e, con le generalitą dell'impiccato, gelosamente conservate in un'apposita cassetta sotto chiave.
Dal 1871 fu introdotta l'usanza di bruciarne uno all'anno, il 28 agosto, vigilia della festa di San Giovanni Decollato. Il rito avveniva pubblicamente, sulla Piazza Ponte Tanaro, di fianco alla Chiesa, come pubbliche erano le esecuzioni. Nello stesso giorno e nello stesso luogo, fino al 1911, si usava esporre gli oggetti appartenuti alla Confraternita (bussole per l'elemosina, timbro, bicchieri di zinco, Gonfalone della Confraternita, guanti del boia).
All'epoca dell'ultima esecuzione capitale (23 gennaio 1873) si conservavano 18 lacci. Con lo scioglimento della Confraternita, avvenuto nel 1913, e la vendita dei fabbricati di proprietą della stessa, gli oggetti furono conservati presso la Chiesa di Santo Stefano e donati al Museo Criminologico nel 1933.
Provenienza: Alessandria, Confraternita di S. Giovanni Decollato, 1933
Anse di sospensione utilizzate per eseguire le impiccagioni
dei seguenti condannati:
Bressi Giovanni Antonio da Castelceriolo, di anni 21, reo di
matricidio barbaro.
Sentenza eseguita il 28 marzo 1828.
Gagino Pietro Giuseppe da Cassine, di anni 35, cuoco, reo di resistenza con armi alla forza pubblica, grassazioni a mano armata, possesso abusivo di armi da fuoco.
Sentenza eseguita il 19 febbraio 1851.
Lingua Giuseppe da Bassignano, di anni 22, garzone mugnaio, reo di grassazioni varie e omicidi.
Sentenza eseguita il 25 maggio 1853.
Salvato Giuseppe da Visone (Aqui), di anni 27, reo di grassazioni varie e omicidi.
Sentenza eseguita il 25 maggio 1853.
Sella Alessandro, di anni 38, da Tortona, reo di assassinio con premeditazione ed agguato nella cittą di Alessandria, sulla persona della propria moglie Rosa Ponti.
Sentenza eseguita il 29 marzo 1856.
Santi Urbano da Sessano, di anni 30, reo di parricidio.
Sentenza eseguita il 17 giugno 1864.
Malaspina Giuseppe da Vezze, di anni 48, oste, reo di grassazione con omicidio, causando la morte di Teresa Botto, del figlio Giuseppe e della moglie di questo Teresa Frassini.
Sentenza eseguita il 28 maggio 1864.