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Processo Cuocolo: la camorra alla sbarra

OMICIDA: Camorra
VITTIME: Gennaro Cuocolo - Maria Cutinelli
LUOGO E DATA: Torre del Greco, Napoli, 5 giugno 1906
CORPI DI REATO: anello
PROVENIENZA: Viterbo, Procura, 1936

All'alba del 6 giugno del 1906, in Contrada Calastro a Torre del Greco, provincia di Napoli, viene rinvenuto il cadavere di Gennaro Cuocolo, basista della camorra, con il capo massacrato da colpi di bastone, sul corpo almeno quaranta coltellate e stilettate. A Napoli, qualche ora più tardi, nell'appartamento in via Nardones, viene scoperto il corpo senza vita di Maria Cutinelli, moglie di Gennaro Cuocolo, uccisa con undici coltellate.

I due formavano una coppia criminale specializzata in furti di appartamento, svolgendo il ruolo di basisti per i compagni camorristi cui fornivano informazioni e impronte di serrature di appartamenti signorili.

La scoperta dei due corpi apre uno dei casi giudiziari più intricati del secolo scorso.

Le indagini ricostruiscono i fatti a partire dalla sera precedente i due delitti: Cuocolo aveva pranzato con una comitiva di camorristi in una trattoria vicino al luogo del delitto; la compagnia era composta da Enrico Alfano, detto Erricone, considerato vero "capintesta" della camorra, suo fratello Ciro, Giovanni Rapi, maestro elementare e usuraio, da Gennaro Ibello e Gennaro Jacovitti, questi ultimi manovalanza della camorra. Il gruppo è arrestato, ma dopo un mese e mezzo le indagini condotte dalla questura sono a un punto morto, i sospettati vengono rilasciati e il caso passa al comando dei carabinieri. L'inchiesta è affidata al capitano Carlo Fabbroni che non risparmia accuse di corruzione e d'inefficienza alla polizia napoletana.

Un nuovo impulso alle indagini viene fornito da un giovane camorrista detenuto nelle carceri napoletane, tale Gennaro Abbatemaggio, già confidente dei carabinieri, che ricostruisce la sua verità dei fatti: la morte di Cuocolo era stata decisa in una riunione di camorristi presieduta da Enrico Alfano, perché accusato d'essere una spia delle forze dell'ordine. Le rivelazioni portano a nuovi arresti.

Alle ore 14 del 22 ottobre 1907 la Camera di Consiglio si riunisce a Castelcapuano per firmare l'ordinanza di rinvio a giudizio degli imputati. Il 27 marzo 1909 il sostituto procuratore generale, Michele Ciancaglini, rinvia a giudizio presso la Corte d'Assise di Napoli ben 47 imputati.

Il processo, però, non si celebra a Napoli, troppi ostacoli e tentativi di corruzione ne hanno determinato il trasferimento, per legittima suspicione, alla Corte d'Assise di Viterbo. Apertosi nella primavera del 1911, il dibattimento dura ben 12 mesi. L'8 luglio 1912, il processo Cuocolo, seguito con grande attenzione dai giornali e dall'opinione pubblica, si conclude con la condanna a 354 anni di reclusione complessivi. Enrico Alfano e Giovanni Rapi, vengono condannati a trent'anni di reclusione, Abbatemaggio a cinque.

Nel 1926, dopo quindici anni, il colpo di scena: Gennaro Abbatemaggio ritratta tutte le accuse, ma il caso non viene riaperto.
 
 

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