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Ghigliottina dello Stato Pontificio

Nel 1798, con l'avvento della dominazione napoleonica, fu proclamata la Repubblica Romana e Pio VI fu deportato in Francia. Furono proprio i francesi ad introdurre la ghigliottina anche nell'ex Stato Pontificio e il primo condannato ad essere sottoposto al taglio della testa tramite il nuovo strumento fu Tommaso Tintori, reo d'omicidio, decapitato il 28 febbraio 1810 per mano del boia Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta. Fino al 1813 il boia usò la ghigliottina per ben 56 volte.

Nel 1815 il Congresso di Vienna restituì Roma al Papa e, nonostante l'avversione per la "macchina di morte" introdotta dai francesi, già nel 1816 la ghigliottina fu ripristinata, perché ritenuto uno strumento agile e veloce per eseguire le condanne a morte. Tommaso Borzoni, reo di "omicidi appensati e ladrocini", fu il primo ad essere ghigliottinato sotto il Governo Pontificio, il 2 ottobre 1816.

A Roma, durante il Governo dello Stato Pontificio, i luoghi prescelti per le esecuzioni capitali erano tre: Piazza di Ponte Sant'Angelo, Piazza del Popolo e Via dei Cerchi.

L'ultima condanna a morte mediante ghigliottina fu eseguita a Roma il 24 novembre 1868: le vittime si chiamavano Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, accusati dell'attentato alla caserma Serristori in Borgo, che causò la morte di venticinque soldati zuavi. Ad eseguire la condanna fu il boia Antonio Balducci, già aiutante di Mastro Titta da alcuni anni, che sostituì il "maestro" a partire dal 1865.

La ghigliottina fu usata l'ultima volta, nello Stato Pontificio, a Palestrina: era il 9 luglio 1870 e l'ultimo giustiziato si chiamava Agatino Bellomo.

Provenienza: Roma - Museo di Castel Sant'Angelo,1934

Cesto di vimini

nel quale veniva raccolta la testa del condannato a morte

Utilizzato come accessorio della ghigliottina.

Provenienza: Roma, Confraternita di San Giovanni Decollato, 1934
 
 

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