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La
scoperta della "fossetta" e la teoria dell'uomo delinquente
Gli sviluppi degli studi lombrosiani
Gli ultimi studi
Il museo di Cesare Lombroso |
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Gli sviluppi degli studi lombrosiani
Già nella seconda edizione dell'Uomo delinquente del 1878 l'autore risponde alle obiezioni che erano state rivolte alla sua teoria, la quale, secondo alcuni critici, avrebbe limitato la spiegazione della delinquenza al dato costituzionale del criminale, trascurando le influenze dell'ambiente e l'aspetto psicologico. La nuova edizione viene quindi ampliata con studi sul significato del tatuaggio, la cui valenza simbolica era già stata affrontata da Lombroso ai tempi dei suoi studi sui militari e sui detenuti, rilevando una maggiore presenza di tatuaggi sui carcerati rispetto al resto della popolazione. Studia il gergo criminale, il suicidio, la prostituzione. Analizza il fenomeno criminale in base all'età, al sesso, al clima, all'alimentazione, alla povertà.
Nella terza edizione dell'Uomo delinquente del 1884 Lombroso riprende la teoria del pazzo morale, anticipata in un precedente scritto, e ammette che nel delinquente atavico è presente la follia morale, che riporta l'individuo a stadi ancestrali privandolo del senso etico.
Le critiche provenienti da ambienti diversi, da politici e da sociologi, spinge Lombroso a pubblicare, nel 1889, la quarta edizione dell'Uomo delinquente e a prendere posizione nei confronti del reo politico. Lo studioso avverte la difficoltà di poter affermare che anche questo "comportamento criminale" possa essere una conseguenza di un guasto atavico della struttura biologica dell'individuo. Ma il problema viene solo spostato di prospettiva, infatti Lombroso, consapevole di non poter accomunare il reo politico al delinquente nato, sostiene che il delinquente politico si differenzia dal delinquente nato e pur essendo tale dal punto di vista giuridico non lo è mai dal punto di vista morale e sociale. Distingue quindi la "rivoluzione", intesa come un fatto fisiologico e intrinseco all'evoluzione storica, della "ribellione", fenomeno patologico e pericoloso.
Nel 1897 pubblica la quinta edizione dell'Uomo delinquente, in quattro volumi, di cui uno contenente illustrazioni. L'analisi dei caratteri somatici criminali si fa sempre più dettagliata e l'Autore propone le caratteristiche proprie dei tipi criminali, differenziati in base alle anomalie proprie della classe a cui appartengono. Si delinea quindi il profilo criminologico del pazzo morale e del pazzo epilettico, accomunando nella stessa classe degli epilettoidi i pazzi morali, i delinquenti epilettici e i delinquenti nati; segue l'analitica descrizione dei mattoidi, ovvero individui alienati che passano per geni, ma che in realtà sono persone comuni affette da un'ideazione patologica che li porta a dedicarsi ad attività estranee alle loro capacità. Essi si improvvisano politici, predicatori, medici e via di seguito e sono animati da una esagerata laboriosità. Tra questi individui include Giovanni
Passannante, anarchico lucano, di professione cuoco, attentatore di Umberto I nel 1878 e di Davide Lazzaretti, un carrettiere improvvisatosi teologo e mistico trascinatore di folle che stabilì il suo "quartier generale" sul Monte Amiata. In questa fase degli studi lombrosiani le cause del delitto si spostano da una prospettiva esclusivamente biologica per includere le influenze determinate dal clima, dalla meteorologia, dalle aree geografiche e dalle intossicazioni. Per quanto riguarda la delinquenza femminile, Lombroso non individua "segni" della diversità criminale sul corpo della donna e ritiene che il fenomeno della prostituzione sia l'unico comportamento deviante manifestato dagli individui di sesso femminile. Il delitto politico, infine, viene definitivamente escluso dal novero dei delitti derivanti da anomalie ataviche e per questo classificato come "reato per passione".
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