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Dall'alto in basso, da sinistra a destra:
Pistola automatica tipo Browning, cal. 7,65 mm. Browning
Rivoltella statunitense "Smith & Wesson" in dotazione all'esercito inglese durante la Seconda Guerra Mondiale, cal. 38 S&W (0,38/200)
Rivoltella statunitense "Smith & Wesson" in dotazione all'esercito inglese durante la Seconda Guerra Mondiale, cal. 38 S&W (0,38/200) (modello parkerizzato)
Pupetta Maresca
OMICIDA: Assunta Maresca, detta Pupetta
VITTIMA: Antonio Esposito
LUOGO E DATA: Napoli, 4 agosto 1955
CORPI DI REATO: una pistola, due rivoltelle
PROVENIENZA: Napoli, Tribunale penale, 1967
Assunta Maresca, detta Pupetta, il 27 aprile 1955 sposa Pasquale Simonetti, detto
Pascalone 'e Nola, boss emergente della camorra napoletana. Dopo vari scontri armati con gruppi rivali, e un periodo di tempo trascorso in carcere, Simonetti abbandona il contrabbando di sigarette ed entra in affari con Antonio Esposito, detto Totonno 'e Pomigliano, altro pezzo da novanta della malavita napoletana, cambiando genere d'affari e lanciandosi nel mercato ortofrutticolo. La malavita s'inventa il ruolo di "protettrice" di contadini e commercianti, cui chiede, in cambio della protezione, il diritto di fissare il prezzo dei prodotti, la data del raccolto, dello scarico e i nominativi degli acquirenti. La camorra controlla in questo modo l'intero percorso della produzione ortofrutticola.
Verso la metà degli anni '50, però, avviene una nuova riconversione dell'economia nazionale che mette in crisi i loschi traffici della camorra. Le grandi industrie conserviere aprono uffici nel centro di Napoli e, presentandosi sul mercato, come prima mossa giocano al ribasso, costringendo sia i contadini sia i mediatori a vendere sottocosto. Il campo d'azione della camorra va sempre più restringendosi, ormai controlla solo una piccola parte del mercato, quello che va dai piccoli coltivatori ai dettaglianti al minuto, non garantendo più ampi guadagni per tutti. È necessario sgomberare il campo eliminando chi vuole fare la parte del leone. La vittima eccellente è Pasquale Simonetti che il 16 luglio 1955 cade sotto i colpi di pistola esplosi da Gaetano Orlando, ma il mandante dell'omicidio è Antonio Esposito, ex amico e socio in affari della vittima.
Pupetta, incinta di sei mesi, decide di vendicare la morte del marito. Accompagnata dal fratello Ciro e dall'autista Nicola Vistocco, il 4 agosto 1955 Pupetta si reca nell'affollata via Novara, nei pressi della stazione ferroviaria di Napoli, e sosta davanti al bar Grandone, poco distante dal luogo dove Pasquale Simonetti è stato ucciso. Antonio Esposito è all'interno del bar, Pupetta l'affronta e gli scarica addosso il caricatore della pistola, ma la sete di vendetta è tanto forte che afferra anche l'arma del fratello e continua a sparare sul camorrista. Eseguita la vendetta, Pupetta s'allontana a piedi con Ciro. Viene arrestata all'alba del 14 ottobre 1955. Il processo inizia nell'aprile 1959 presso la Corte d'Assise di Napoli. Il Tribunale la condanna a 18 anni di carcere, ridotti poi a 13 anni e 4 mesi in appello. Riceve la grazia nel 1965.