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Cranio cervello e scritti di Giovanni Passannante

Nato a Salvia (oggi Savoia di Lucania) il 9 febbraio 1849, il 17 novembre 1878, a Napoli, attentò alla vita del re d'Italia Umberto I, ferendolo leggermente. Condannato a morte, l'anno successivo il Regio Decreto del 29 marzo commutava la pena capitale nei lavori forzati a vita. Inviato nell'ergastolo di Portoferraio, sull'isola d'Elba, a seguito del trattamento disumano cui fu sottoposto, costretto a vivere in assoluta solitudine e in perenne silenzio, Passannante cominciò a dare segni di squilibrio mentale. Dopo dieci anni di dura detenzione fu sottoposto a perizia psichiatrica dai professori Biffi e Tamburini che lo dichiararono non sano di mente, disponendone l'invio presso il manicomio giudiziario di Montelupo Fiorentino dove morì il 4 febbraio 1910.

Il cadavere di Passannante fu sottoposto ad autopsia e, successivamente, il cervello e il cranio furono inviati all'Istituto Superiore di Polizia presso il carcere giudiziario "Regina Coeli" di Roma. Da qui, nel 1936, i reperti anatomici furono inviati al Museo Criminale.

Il cranio e il cervello di Passannante, così come alcuni suoi manoscritti, furono esposti al Museo Criminale nel 1936, perché, come fu scritto, "significativa testimonianza degli studi di Antropologia criminale tendenti ad accertare le caratteristiche costituzionali e biologiche dei delinquenti".

L'esposizione del cervello, del cranio e dei manoscritti di Passannante al Museo Criminologico testimoniano la superata impostazione positivista di stampo lombrosiano che liquidava come patologico tutto ciò che non era conforme al concetto di "normalità", inventando nuove e molteplici categorie di devianza e di delinquenza (delinquente nato, amorale, mattoide, ecc.) cercando la causa di esse nelle pieghe del cervello.
 
 

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