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Scheletro di Poggio Catino

L'identità dello "scheletro di Poggio Catino" è quanto mai incerta. L'unica notizia storicamente documentabile è che lo scheletro fu rinvenuto nel 1933, a Poggio Catino, paese in provincia di Rieti, all'interno di un torrione crollato di un palazzo baronale. La scoperta fu fatta da Vincenzo Biraghi, la cui famiglia fu per molti anni proprietaria del palazzo. Molti studiosi cercarono di ricostruire l'identità e la storia dello scheletro, attingendo da documenti d'archivio e leggende popolari. Fu così accertato che si trattava dello scheletro di una donna, di circa trent'anni, vissuta nel XVI secolo. Le cronache riportarono diverse versioni, mai peraltro riscontrate da dati certi. Biraghi, che aveva assistito al ritrovamento, raccontava che lo scheletro era stato rinvenuto in un cella, sotto le macerie del mastio, steso a terra con le braccia intorno alle gambe ripiegate, con ceppi ai polsi e alle caviglie.

Tra le leggende fiorite intorno alla donna, alcuni scrissero che ella stata presa in ostaggio dagli Orsini che nel XVI secolo avevano espugnato la fortezza. Altri optarono per una storia romantica, attribuendo alla donna il ruolo di castellana e compagna del potente Geppo Colonna, signore di Poggio Catino. Innamoratasi, ricambiata, del castellano di Poggio Catino, per vendetta il Colonna l'aveva fatta rinchiudere nella cella sotterranea e fatta morire d'inedia.

Quale sia la vera storia, nessuno può dirlo, resta il fatto che alla donna sconosciuta fu riservata una morte davvero terribile.

Provenienza: Poggio Catino, Famiglia Biraghi, 1934.
 
 

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