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Il museo di Cesare Lombroso
Fin dal 1866, anno in cui inizia a lavorare come medico militare, Cesare
Lombroso si dedica alla raccolta di crani, scheletri, cervelli e oggetti di vario tipo, dando vita al primo nucleo del museo privato inizialmente conservato nella sua abitazione torinese. Alla collezione di crani di militari e di gente comune provenienti da tutte le regioni d'Italia, ben presto si aggiunsero anche crani provenienti da paesi lontani, ed ancora, crani di criminali e folli raccolti nelle carceri e nei manicomi. Nel 1878, nominato professore di medicina legale all'università di Torino, Lombroso riesce a ottenere due locali nel seicentesco convento di San Francesco da Paola, edificio che, riadattato, diviene sede del laboratorio di medicina legale e di psichiatria sperimentale e sede della raccolta.> 2 >
Gina Lombroso, figlia e biografa di Cesare, così descrive l'interesse del padre intento a collezionare oggetti per il proprio museo: «Per quanto disordinato, e noncurante di quello che possedeva, il Lombroso era un raccoglitore nato - mentre camminava, mentre parlava, mentre discorreva; in città, in campagna, nei tribunali, in carcere, in viaggio, stava sempre osservando qualcosa che nessuno vedeva, raccogliendo così o comperando un cumulo di curiosità, di cui lì per lì nessuno, e neanche egli stesso qualche volta avrebbe saputo dire il valore, ma che si riannodavano nel suo incosciente a qualche studio passato o presente.» (Lombroso Ferrero G., 1921: 355)
La prima esposizione pubblica dei reperti raccolti nel corso della sua instancabile attività Lombroso la realizza nel 1884, nell'ambito dell'Esposizione Nazionale di Torino e, seppure modesta per la quantità di reperti in mostra,> 3 > la raccolta attirò comunque un vasto pubblico e fu di incoraggiamento sia per l'allestimento di mostre successive sia per realizzare il progetto del Museo Psichiatrico e Criminologico ufficialmente istituito nel 1892.> 4 >
L'esposizione della raccolta lombrosiana al Congresso Penitenziario Internazionale di Roma nel 1885 risultò più ricca della precedente, anche per il notevole apporto di reperti fatti giungere da altri studiosi conquistati dalle teorie lombrosiane e che rispondevano entusiasti all'invito «a spedire per quell'epoca in Roma crani, cervelli, fotografie di criminali, di pazzi morali, di epilettici e lavori dei medesimi; carte grafiche e geografiche dell'andamento dei delitti in Europa»,> 5 > rivolto dallo stesso Lombroso e dai professori Sciamanna e Sergi di Roma, ai medici carcerari, alienisti, direttori di manicomi, anatomo-patologi. A proposito del successo ottenuto sia dal Congresso che dall'Esposizione di Antropologia criminale, lo stesso Lombroso scriveva: «Ha significato anche di più, che le nostre teorie sono basate sopra un ammasso di fatti, constatabili da chiunque; ha provato che malgrado le opposizioni di uomini egregi, la nostra scuola ha trascinato e convinto i migliori scienziati d'Europa, i quali non sdegnarono di mandarci, come prova della loro simpatia, i più preziosi documenti della loro raccolta». L'esposizione sarà riproposta nel 1889 in occasione del Secondo Congresso Internazionale di Antropologia criminale di Parigi.
Nel 1892, proprio mentre si inaugurava il museo lombrosiano, si aprì la polemica tra la direzione generale delle carceri e il museo di Torino per l'acquisizione del materiale proveniente dalle carceri e dagli uffici giudiziari. Il diritto di prelazione esercitato dal museo torinese aveva impedito, fino ad allora, che l'Amministrazione delle carceri realizzasse un proprio museo. Nello stesso anno Martino Beltrani Scalia promosse l'ampliamento della raccolta conservata nella scuola degli agenti di custodia di Roma. Lombroso reagì con vigore a simile prospettiva e, per impedire l'operazione, scrisse una lettera al sottosegretario del ministero degli Interni, on. Lucca (il ministro era Di Rudinì che aveva mostrato interesse per le tesi lombrosiane), chiedendogli di disporre ufficialmente la cessione del materiale conteso al museo di Torino. La richiesta di Lombroso trovò accoglimento da parte delle Autorità, «sicchè con una semplice lettera Lombroso ottenne la concessione di quelli che erano per lui veri tesori. La fortuna era stata troppa, perché non l'acciuffasse con la maggior energia; senza perdere un minuto di tempo, senza badar a spese, 48 ore dopo egli era a Roma, aveva imballato ogni cosa e l'aveva portata seco a Torino. E ben fece, tre giorni più tardi il Ministero cadeva, e subito s'era mosso chi voleva far revocare il generoso decreto. Ma la preda era già installata ufficialmente a Torino». (Lombroso Ferrero G., op. cit.: 361 e ss.) Nel marzo del 1892, intanto, Lombroso ottiene anche finanziamenti per il suo museo nella misura di un sussidio straordinario di 500 lire e una sovvenzione annua, più un contributo del ministero della Pubblica Istruzione; al Museo Psichiatrico Criminale era riconosciuta inoltre la dignità di strumento di ricerca scientifica. L'obiettivo di Lombroso di fare del suo museo l'unico centro di raccolta e conservazione di reperti criminologici si realizzò pienamente con l'emanazione, da parte del ministero dell'Interno, direzione generale delle carceri, della circolare 15 marzo 1892, con la quale si impartivano disposizioni alle direzioni delle carceri giudiziarie circa l'invio di oggetti, scritti, documenti di interesse scientifico-criminologico.
Il 30 settembre dell'anno successivo il ministero di Grazia e Giustizia emanò una circolare con la quale dispose che le cancellerie penali consegnassero al museo di Torino armi o altri strumenti con i quali erano stati commessi delitti. La disposizione sarà riconfermata in data 21 giugno 1909 con la precisazione che fosse fatta un'equa ripartizione dei corpi di reato tra il museo di Torino e il museo di Roma, istituito nel 1904 dal medico legale Salvatore Ottolenghi, ex allievo di Lombroso, nell'ambito della prima scuola
di Polizia scientifica, situata nell'edificio delle Carceri Nuove, in via Giulia. (Ministero dell'Interno, 1910).
Il museo di Lombroso, ampliato anche negli spazi messi a disposizione dall'Università, intanto, aveva assunto dignità scientifica e, nella nuova versione, fu inaugurato nel 1898, in occasione del Primo Congresso Nazionale di Medicina legale.
Nel 1904 Mario Carrara, nominato direttore del museo, curò il trasferimento e l'allestimento dei reperti nei nuovi locali dell'Istituto di Medicina Legale, al Valentino in via Michelangelo. Nel 1909, con la morte di Cesare Lombroso, il museo accolse i resti della sua salma: lo scheletro, il volto, il cervello e le visceri. La morte dell'antropologo, però, segnerà anche una fase di declino del museo; a partire dal 1910, la disposizione, che spartiva equamente i reperti tra le due città, non fu più osservata e il materiale di maggiore interesse scientifico fu inviato al museo istituito da Ottolenghi. A Torino, intanto, continuavano a pervenire scheletri di delinquenti morti nelle carceri della città, la forca cittadina, mentre la famiglia donava l'intero studio di Lombroso, completo di scrivania, biblioteca, appunti autografi, ricordi personali. Nel 1932 il museo passò sotto la direzione del preside della facoltà Vergano e poi di Giorgio Canuto (1932-1933), infine di Ruggero Romanese, che lo reggerà fino al 1962. La fisionomia del museo cambia assumendo sempre più quella di un museo di medicina legale, anche perché ormai le teorie positiviste avevano perso credibilità scientifica. Superato il periodo della guerra, nel 1948 il museo subisce un nuovo trasferimento nei locali appositamente costruiti per l'Istituto di Medicina Legale in corso Galileo, destinato all'Istituto di Antropologia Criminale.> 6 > |
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