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  Il museo criminale di Roma

L'Amministrazione delle carceri, nei primi anni del Novecento, si attivò per dare una veste divulgativa ai risultati ottenuti nel campo dello studio del delinquente e della nuova politica penitenziaria, anche allo scopo di ottenere consenso per le scelte operate dai legislatori e dagli amministratori: «Già le varie esposizioni di materie penalogiche e carcerarie (esposizione aggregata al Congresso penitenziario 1885 e seguenti fino al 1912) hanno mostrato che il pubblico si interessa immensamente alle vicende ed ai fenomeni della vita criminale; già le singole raccolte scientifiche di Antropologia Criminale, di cui l'Italia vanta la magnifica di Torino e l'estero ha fatto splendida mostra nella esposizione recente di Dresda, mostrarono come gli studiosi possono valersi di materiali preziosi, ma nessuna raccolta potrà trovarsi nelle condizioni di quella ordinata sotto la gagliarda azione dell'amministrazione carceraria, che dispone insieme di dati di Antropologia Criminale, di materie di tecnica carceraria, di elementi di psicologia criminale e di sociologia quali possono trarsi dalle case di pena, inesauribili miniere della delinquenza». (Polidori, 1913: 170)

L'esigenza di far conoscere a un vasto pubblico i risultati della ricerca criminologica e i vari aspetti della realtà penitenziaria, non poteva più essere svolta in maniera soddisfacente attraverso la pubblicazione di bollettini statistici, perché «essi rimangono documenti morti fuor che per pochi e rari ricercatori: mentre se quelli illustrasse e reciprocamente ne venisse integrata una esteriorizzazione materiale tangibile di quei fattori intimi, che costituiscono la vita criminale, e che ne mostrano le relazioni con la vita sociale, si avrebbe un insieme di documenti di quotidiano e palpitante interesse e di continuo utile; costituendosi un quadro di progresso in cui le figure di sfondo e le figure di proscenio mostrerebbero le differenze che la scienza induce nel trattamento della delinquenza e che l'applicazione illuminata delle nozioni scientifiche apporta nelle funzioni di difesa sociale». (Polidori, 1913, op. cit.: 169-170)

La materia prima per gli studi di Antropologia criminale e di medicina legale era già stata fornita dal Codice Zanardelli, che aveva previsto la possibilità per le cattedre universitarie di prelevare, ai fini della ricerca scientifica, parti anatomiche dei detenuti deceduti in carcere. L'obiettivo, ora, era di finalizzare questi studi e di procedere alla raccolta di materiale proveniente dalle carceri, non solo reperti anatomici, ma documenti di varia natura, testimonianze della vita carceraria per un progetto con finalità scientifiche o didattiche, lamentando l'eccessiva disponibilità mostrata in passato dalla direzione generale delle carceri nel concedere materiali utili a questo scopo: «ma necessariamente la utilizzazione dovette essere fatta con polarizzazione verso certe finalità scientifiche o didattiche speciali e senza quella unità complessa e quella coordinazione dei fattori tutti che la direzione generale delle carceri e dei riformatori può sola realizzare». (Polidori, op. cit.: 171)

Il primo progetto organico di Museo criminale italiano dell'Amministrazione carceraria (in nuce si delineavano già i contenuti del museo che sarà realizzato nel 1931) era già stato presentato dal direttore generale delle carceri, Alessandro Doria.> 7 > Successivamente il Museo criminale fu descritto come luogo «in cui l'Amministrazione carceraria, utilizzando il magnifico materiale che si nasconde e si perde nelle ignote intimità delle prigioni, avrebbe potuto offrire agli studiosi una fonte di osservazione e di produzione scientifica ed all'opinione pubblica una sorgente di cultura e di orientazione su questioni molto ignorate e spesso esaminate con criteri capricciosi o con pregiudizi». (Polidori, op. cit.: 171) Il progetto distribuiva i materiali nelle seguenti sezioni: 1° Documenti sui sistemi penitenziari. 2° Documenti di penalogia comparata. 3° Documenti di statistica criminologica e penalogica. 4° Documenti sulle relazioni tra criminalità e fenomeni bio-sociali e fisici. 5° Documenti di antropologia e psicologia criminale. 6° Documenti della vita carceraria. 7° Edilizia penitenziaria. 8° Igiene carceraria. 9° Lavoro carcerario. 10° Documenti sulle istituzioni penalogiche speciali (Manicomi, Colonie ecc.). 11° Istituti di prevenzione del delitto. 12° Istituti di riabilitazione. 13° Raccolte bibliografiche e di legislazione. (Polidori, op. cit.: 169)

Il museo criminale, sintetica rappresentazione del mondo e delle scienze criminali, stava per diventare realtà sotto l'egida dell'Amministrazione Penitenziaria.

Il progetto del direttore generale Doria fu realizzato circa due decenni dopo per volontà del ministro Guardasigilli Alfredo Rocco, che istituì il Museo Criminale con la circolare n. 2253 del 26 giugno 1930: «A cura della Direzione Generale per gli Istituti di Prevenzione e di Pena viene ordinato in Roma un Museo Criminale per raccogliere e per tenere a disposizione degli studiosi gli oggetti di maggior rilievo che attengono, anche indirettamente, alla criminalità». La circolare stabiliva che la raccolta delle Mantellate e quelle di minore importanza conservate presso altri Uffici sarebbero convogliate presso il nuovo Museo Criminale, mentre l'art. 615 del Codice di Procedura Penale disponeva l'invio presso il Museo Criminale di corpi di reato di interesse storico-scientifico.> 8 >

La Direzione generale per gli istituti di prevenzione e pena con la circolare n. 272 del 25 gennaio 1932 impartiva disposizioni ai direttori delle carceri in merito all'invio di strumenti di tortura o di morte già in uso in epoche passate conservati nei depositi, atti di valore storico e «oggetti attinenti all'esecuzione penale che le SS.LL. ritengano di particolare interesse, o perchè sono il risultato della malizia dei detenuti, o perchè attengono all'opera di emenda che si svolge negli stabilimenti di prevenzione e di pena o, infine, perchè costituiscono manifestazioni tipiche o singolari dello stato di detenzione». Ai Procuratori generali del Re presso le Corti di Appello del Regno, cui era stata già diretta la circolare 9 dicembre 1931, n. 264 che richiamava l'art. 625 del Codice di Procedura Penale e l'art. 39 delle disposizioni di attuazione dello stesso Codice, veniva ordinato di informare il Ministero della confisca di cose che, per il loro interesse storico, scientifico, artistico e tecnico meritassero di essere conservate al museo. Inoltre, era richiesto di segnalare anche atti relativi a interrogatori, confronti, ispezioni, perizie, verbali d'udienza, sentenze ed altro che rivestissero un'importanza eccezionale per lo studio dei casi giudiziari. (Circolare n. 2304 del 28 dicembre 1932)

Il museo si articolava in diverse sezioni: «La prima parte si suddivide in sezioni corrispondenti alle grandi categorie dei delitti. La seconda parte si riferisce all'attività statale che va dai sistemi di indagine della polizia alla ricerca delle prove in sede giudiziaria. La terza parte raccoglie tutto quanto interessa l'esecuzione penale, sotto due punti di vista e perciò in due sezioni distinte, l'una riguardante l'azione dello Stato nel periodo dell'esecuzione penale, l'altra attinente agli effetti dell'esecuzione sulle persone dei condannati».> 9 > L'istituzione del Museo Criminale di Roma, inaugurato il 19 novembre 1931,> 10 > colmava una lacuna vissuta a tratti come rivalità nei confronti del museo lombrosiano di Torino che perdeva, in tal modo, quel primato che per lunghi anni lo aveva contraddistinto.> 11 >
 
     
 

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