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Note
1. La curiosità per le esposizioni di strumenti attinenti i sistemi punitivi era precedente all'interesse scientifico per l'uomo delinquente, come dimostra il successo ottenuto da una raccolta di antichi strumenti di tortura, illustrata in un catalogo edito nel 1874, a cura di G.B. Piani. La breve ma originale pubblicazione illustra il contenuto del "Museo storico- universale ed esposizione degli strumenti di tortura che furono usati dal 1481 al 1838 dai tribunali dell'inquisizione, approvati scientificamente ed ufficialmente, di G.B. Gassner." Gli strumenti di tortura presenti nella raccolta erano suddivisi in "oggetti artistico-plastici, rappresentanti tradizioni mediche sulla tortura e le sue conseguenze sul corpo umano", "instrumenti originali di tortura" e "strumenti di morte". Tra gli studi accademici erano presenti, in adesione allo spirito positivista, gli studi di frenologia di Gall, mappe cerebrali e del cranio, suddivise in zone, a ognuna delle quali si faceva corrispondere una facoltà dell'anima. Gall, insieme a Darwin, era considerato un precursore delle teorie lombrosiane (vedi Antonini: "I precursori di Lombroso", Fratelli Bocca editore, 1900). Un'infinita varietà di strumenti di morte viene descritta dall'autore con precisione geometrica in un lungo elenco con relativa sintetica scheda. Ecco alcuni esempi: "macchina da squarciare le dita, macchina per aprire la bocca onde strappare la lingua, ferro di caprone, stivale per i polpacci, anello per la testa, pera per la bocca, cappuccino, culla della tortura e così di seguito". Elencazione di strumenti usati fino ai primi anni del XIX secolo, i cui nomi fantasiosi nascondevano in realtà macabre rappresentazioni di atroci supplizi rispetto ai quali il momento finale della morte poteva ben dirsi liberatorio. Lo scopo implicito in raccolte di questo tipo può essere individuato nella contrapposizione di due principi che sottintendono l'intera opera di divulgazione delle teorie antropologiche criminali. Da una parte l'inciviltà, l'uso efferato della tortura ad uso inquisitorio, dall'altro la luce irradiata dalla scienza che legge il corpo dell'uomo come se fosse un libro, individua le funzioni, le facoltà dell'anima, intuisce le sue attitudini buone ed attive, la spinta verso il bene e l'istinto alla degenerazione, morale e criminale. Torna al testo
2. Al Museo di antropologia criminale di Torino è dedicato l'interessante catalogo di G. Colombo (2000), La scienza infelice, con prefazione di Ferruccio Giacanelli, Bollati Boringhieri. Torna al testo
3. «Essa [la collezione, n.d.r.] era assai modesta, una piccola vetrina pellagrologica tutta bianca, e una grande vetrina nera, che conteneva i più bei crani della collezione del Lombroso: crani anomali, maschere, tatuaggi, fotografie di criminali; riproduzioni di scene di delitto, corpi di reato, pugnali, carte da giuoco, scritti, disegni, ed oggetti simili che avevano appartenuto o eran stati fabbricati dai criminali... Il pubblico presso al quale i criminali esercitano un fascino quasi uguale a quello degli eroi, accorse numeroso a vederli, e l'avvocato Daneo allora non ancora onorevole, vi richiamò l'attenzione degli scienziati. Il successo di questa piccola mostra, persuase il Lombroso a ripeterla, vedremo con quanta importanza al prossimo Congresso» (Gina Lombroso Ferrero, 1921, p. 246) Torna al testo
4. Un'ampia ricostruzione delle vicende del Museo di Lombroso è in: Pierluigi Baima Bollone (1992), Cesare Lombroso, ovvero il principio dell'irresponsabilità, S.E.I., Torino, p. 143 e ss. Torna al testo
5. Congresso ed esposizione d'Antropologia criminale, in Rivista di discipline carcerarie, anno XV, 1885, p. 237. Torna al testo
6. Quasi contemporaneamente alla nascita del museo di Lombroso, in ambito universitario un altro nucleo museale era stato fondato a Napoli nel 1896 da Pasquale Penta, ordinario di Antropologia criminale presso l'università partenopea. Il materiale era costituito da alcune centinaia di crani umani di provenienza meridionale, oltre che da fotografie, cartoni, figure e disegni di delinquenti. A Penta seguì il collega Angelo Zuccarelli che gli successe anche nell'insegnamento e nella direzione dell'annesso gabinetto di ricerca. Nelle intenzioni di Zuccarelli la raccolta avrebbe dovuto arricchirsi di campioni di crani rappresentativi di tutti i comuni dell'Italia meridionale e insulare. L'istituto fu definitivamente chiuso nel 1927 per volere delle autorità, contrarie all'insegnamento della criminologia nelle università italiane. Torna al testo
7. La notizia di istituire il museo criminale fu data sulla Rivista di discipline carcerarie nel 1897, nella sezione Varietà, p. 559: «Nel fabbricato delle antiche Carceri Nuove, oltre al deposito centrale dei detenuti e all'ufficio di identificazione, verrà istituito il Museo criminale e la Scuola di discipline carcerarie, essendo intenzione della Direzione generale delle carceri di far precedere un corso di letture agli esami che saranno indetti per la prima e la seconda categoria». Torna al testo
8. La circolare confermava il contenuto della circolare emanata il 28 luglio 1924, n. 2101, con la quale era stato disposto che le armi confiscate nei procedimenti penali, con pregio di antichità, artistico o storico, non venissero poste in vendita, bensì inviate a musei, gabinetti scientifici e scuole. Torna al testo
9. Circolare n. 272 del 25 gennaio 1932, diretta ai Direttori degli Stabilimenti di Prevenzione e di Pena del Regno. Torna al testo
10. L'inaugurazione del Museo Criminale avvenne il 19 novembre 1931, alla presenza del ministro Guardasigilli Alfreo Rocco e di alte cariche dello Stato. Nel discorso tenuto dal direttore generale Giovanni Novelli il museo avrebbe mostrato «[.] in ogni fase la battaglia che l'umanità, in ogni tempo, pur sotto forme diverse, ha sostenuto contro la delinquenza, coglierne i caratteri particolari a ciascuna epoca e a ciascun paese, e comparare i vari sistemi per fornire materiale di studio e di proposte nei nostri ordinamenti». (Roberto Vozzi, Tipografia delle Mantellate, 1943) Torna al testo
11. «[.] Nell'ordinamento dei vari musei che si occupano della criminalità si era finora, più o meno, seguito il sistema della specializzazione, consigliato anche dal desiderio di non urtare contro la difficoltà di ottenere - per la formazione di un Museo Criminale dal respiro più vasto, così come si è voluto fare ora in Italia - la collaborazione di Autorità diverse che, in qualsiasi ordinamento statale, fanno parte di amministrazioni distinte (Autorità di polizia, autorità giudiziarie, militari, coloniali, musei strorici nazionali o regionali, archivi d Stato)». (Roberto Vozzi, op. cit.) Torna al testo
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