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Tunica del confortatore
Tra le Confraternite che sorsero a partire dal XV secolo, un ruolo importante era svolto da quelle che erano incaricate dell'assistenza ai condannati a morte. I confratelli visitavano il condannato a morte nelle ultime ore che precedevano l'esecuzione e lo preparavano alla "buona morte".
Nelle prime ore del mattino i confratelli si recavano nella cella del condannato e, dopo averlo confessato e comunicato, gli somministravano l'ultimo pasto. Seguiva poi la fase della toletta, che prevedeva il taglio dei capelli se la condanna era eseguita tramite decapitazione. Le ultime parole rivolte al condannato erano: "consolati fratello perché tra un po' sarai con Gesù in Paradiso".
Il condannato era poi prelevato dalla prigione e portato in strada dove l'attendeva il carro che lo avrebbe condotto al patibolo. I confratelli seguivano il corteo del condannato, uno di loro reggeva il crocifisso per tutto il percorso.
Il corteo attraversava la città seguito dalla folla che viveva il momento dell'esecuzione capitale come un evento collettivo.
Giunto sotto al patibolo, il condannato era dato in consegna al boia, mentre i confratelli raccoglievano le elemosine nelle "bussole", cassette di zinco con l'immagine di San Giovanni decollato. Se l'esecuzione avveniva tramite impiccamento, i confratelli raccoglievano la corda e la conservavano. Alle Confraternite della buona morte spettava anche l'incarico di prelevare il cadavere del condannato e provvedere alla sepoltura nelle fosse comuni.
Provenienza: Confraternita di San Giovanni Decollato di Roma, detta della Misericordia, 1933