OMICIDA: William Vizzardelli
VITTIME: don Belardinelli, don Andrea Bruno, Livio
Delfini, Bruno Veneziani, Giuseppe Bernardini
LUOGO E DATA: Sarzana, dal 4 gennaio 1937 al 29 dicembre
1938
CORPI DI REATO: due scuri, una rivoltella, due pistole
PROVENIENZA: Genova, Tribunale per i minorenni, 1949
William Vizzardelli, figlio del direttore dell'Ufficio
del Registro di Sarzana, aveva 14 anni quando commise
il primo omicidio. Il 4 gennaio 1937 massacrò a colpi
di scure don Belardinelli, direttore del collegio Casa
delle Missioni, dove il ragazzo frequentava la scuola
di avviamento. Movente del delitto la vendetta per
aver ricevuto uno schiaffo dal religioso. La seconda
vittima fu il portinaio del collegio, don Andrea Bruno,
testimone involontario. La terza e quarta vittima furono
Livio Delfini e Bruno Veneziani, i cui corpi furono
rinvenuti in campagna la mattina del 20 agosto 1938.
I due erano stati uccisi con due pistole diverse: una
calibro 9 e una calibro 7,65. Il movente: Delfini,
conoscendo il segreto di Vizzardelli, lo ricattava.
Veneziani era lì per caso, come autista di Delfini.
La quinta vittima di Vizzardelli fu il guardiano dell'Ufficio
del Registro, Giuseppe Bernardini ucciso a colpi di
scure il 29 dicembre 1938. Il manico della scure era
imbrattato da una sostanza zuccherina. Dalla cassaforte
dell'ufficio, aperta senza segni di effrazioni, mancava
la somma di 12.949 lire e 35 centesimi.
Gli inquirenti convocarono il direttore dell'Ufficio
del Registro, dottor Guido Vizzardelli, padre di William,
che la sera prima aveva denunciato ai carabinieri la
scomparsa del figlio sedicenne, poi ritirata dopo che
il ragazzo aveva fatto rientro a casa in tarda notte.
William, che tempo prima aveva mostrato ai compagni
una scure del tipo di quella lasciata sul posto dell'ultimo
delitto e di quella utilizzata anche per gli omicidi
del collegio, divenne il sospettato numero uno. A incastrarlo
furono le chiavi insanguinate della cassaforte trovate
nelle sue tasche. Sottoposto a stringente interrogatorio,
il giovane confessò, con impressionante freddezza,
tutti i suoi delitti.
Il processo si aprì a Genova il 19 settembre 1940.
Giudicato colpevole dei cinque delitti e capace di
intendere e di volere, a salvarlo dalla pena di morte
fu la sua giovane età. Il 23 settembre successivo fu
condannato all'ergastolo, condanna confermata in appello
con sentenza del gennaio 1941.
Rimase in carcere fino al 29 luglio 1968, quando ottenne
la grazia dal presidente Saragat. La sera dell'11 agosto
1973, al compimento dei 51 anni, si lasciò morire dissanguato
per dei tagli procuratisi a un braccio e alla gola.